Intervista allo staff: Pietro Penini

12 gennaio 2016

Intervista allo staff Pietro Marco Penini

E dopo aver conosciuto gli amministratori delle palestre Progetto Benessere di Verona e Arbizzano è venuto il momento di incontrare quelli che ogni giorno spendono anima e corpo per seguire i nostri iscritti, ovvero lo staff tecnico. E iniziamo dal più giovane (ma tra i più grossi!) del gruppo, classe 1993, ma già istruttore fitness Coni, di Thump Boxing, di Queenax Superfunctional e ha frequentato alcuni corsi per l’integrazione alimentare: Pietro Penini, figlio d’arte diAntonella Bianconi! 

Domanda (D): Sei nato in una famiglia di bodybuilder, è vero che anziché una culla avevi una panca piana?

Risposta (R): (Ride) Quello non lo ricordo, di certo già verso i due-tre anni, quando i miei genitori gestivano la palestra a Montorio, vicino al laghetto Squarà, ho iniziato a frequentare quei posti, ovviamente per giocare!

Domanda (D): Ma a che età hai iniziato a fare sul serio?

Risposta (R): Direi nel 2007, a 14 anni, ho cominciato a fare esercizi per raddrizzare le spalle e i pull over per il torace.

Domanda (D): E quando hai deciso che ti piaceva prenderle, tanto da fare MMA?

Risposta (R): In realtà anche darle non mi dispiace… (ride) comunque è stato nel 2009. Il mio amico Dimitri mi ha convinto a provare karate e boxe, lui era abbastanza bravo e mi insegnava alcune tecniche con un sacco appeso in cantina. Poi quando lui si è ammalato gli ho promesso che avrei fatto MMA e lo sto facendo, per lui che poi è mancato. Per mantenere questa promessa ho smesso anche di giocare a calcio.

Domanda (D): E dunque da quanti anni le prendi, visto che hai un vistoso occhio nero?

Risposta (R): Ma basta, mica si prendono e basta! Quattro anni comunque!

Domanda (D): Ok. Quando hai smesso di “giocare” e la palestra è diventata la tua vita e il tuo lavoro?

Risposta (R): Nell’estate del 2009 ho iniziato assiduamente a dare una mano, poi l’anno dopo, sempre durante le vacanze estive, ho lavorato per tre mesi e, una volta finite le superiori, sono stato assunto.

Domanda (D): Non ti senti un raccomandato visto che uno dei capi è tua mamma?

Risposta (R): Al contrario, è durissima. Mia mamma da me si aspetta il massimo, devo fare sempre di più e meglio degli altri. È super pignola, la cosa brutta è che anche a casa parliamo sempre di palestra, e continua a dirmi: “ricordati che sei l’ultima ruota del carro”.

Domanda (D): Speri un giorno di diventare socio e dunque co-proprietario di queste realtà?

Risposta (R): Certo, ma a quanto pare devo sudarmelo! Sogno però anche di aprire un grande centro di sport da combattimento qui a Verona, soprattutto per i bambini… MMA, kick boxing e muay thai sembrano sport violenti ma alla fine c’è una correttezza e un rispetto tra avversari che in altri sport più popolari manca.